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Fin dagli anni 70 era nota una strana patologia, detta “Macaw wasting disease”, ossia “malattia che fa dimagrire le Ara”. Questi Pappagalli misteriosamente ad un certo punto cominciavano a perdere progressivamente peso e condizione pur mangiando in abbondanza e infine morivano. Fin dall’inizio si sospettava una causa infettiva di questa condizione, però la cosa strana era che spesso un pappagallo moriva e il compagno, che magari era stato nella stessa voliera per dieci o vent’anni, non presentava alcun sintomo.

L’esame autoptico dei pappagalli deceduti mostrava invariabilmente uno stomaco ghiandolare (proventricolo) estremamente dilatato e atonico, per cui la malattia fu definita infine Proventriculite Dilatativa o, appunto, PDD.
Nel corso degli anni diversi agenti eziologici di natura virale sono stati proposti per spiegare la PDD, ma nessuno ha soddisfatto tutti i requisiti fino al 2008, quando fu individuata una convincente connessione con un RNA virus chiamato Bornavirus (ABV).

Tuttavia la PDD è una sindrome complessa e una “semplice” infezione virale risulta una spiegazione troppo semplicistica: infatti sono stati descritti numerosi casi di Pappagalli malati negativi, e Pappagalli clinicamente sani invece positivi ai test molecolari o sierologici per la ricerca di ABV.

E’ stato quindi proposto da una equipe di ricercatori italiani la possibilità che la patologia, come analoghe malattie umane, dipenda dalla reazione immunitaria del pappagallo ad un agente infettivo, che può essere il Bornavirus, ma anche altri agenti virali o batterici, tutti capaci di determinare una iniziale lesione del tessuto nervoso che poi scatena la reazione autoimmunitaria che causa i sintomi della malattia.

Ne consegue che il semplice test per il Bornavirus, da solo, non può in alcun modo indicare con certezza se un Pappagallo è malato o meno di PDD o se mai la svilupperà.

La diagnosi di PDD si basa su:
– clinica: i sintomi possono essere principalmente a carico dell’apparato digerente (dimagrimento, rigurgito, stasi intestinale, feci con cibo indigerito) oppure a carico del sistema nervoso (tremori, difficoltà a volare o a camminare dritti, cadere dal trespolo, convulsioni) o anche a livello cutaneo: la PDD è stata infatti implicata in alcuni casi di sindrome da autodeplumazione in quanto può causare infiammazione intermittente delle terminazioni nervose a carico di piume e pelle, causa di prurito o anche dolore e conseguente autotraumatismo.

– radiologia: la maggior parte dei soggetti PDD presenta alterazioni radiografiche a carico del tratto digerente, tipicamente il proventricolo (stomaco) dilatato e i tempi di transito allungati.

– analisi del sangue, di due tipi. Una è la ricerca dell’infezione da Bornavirus, sia tramite PCR che sierologia: ma siccome la correlazione fra Bornavirus e PDD non è completa, è utile ricercare nel sangue dei particolari anticorpi che il corpo produce contro i propri nervi, distruggendoli. Questo test individua anche i soggetti PDD non Borna positivi e consente di eliminare i falsi negativi possibili con l’altro tipo di esame.

– biopsia dell’ingluvie (gozzo): l’esame istologico di un frammento di ingluvie correttamente prelevato è altamente diagnostica di PDD e rappresenta la conferma definitiva di questa malattia. La biopsia dell’ingluvie è una manualità routinaria e non pericolosa nelle mani di un veterinario aviario esperto.

Terapia purtroppo la PDD non è curabile nel senso proprio del termine, ossia non è possibile eliminare la malattia dall’organismo del proprio pappagallo. E’ però possibile, se si effettua diagnosi precocemente, impostare un protocollo antinfiammatorio e immunomodulante che rallenta il progredire del danno ai nervi e quindi la comparsa e l’evoluzione dei segni clinici. Si raccomanda quindi di non aspettare che il pappagallo stia veramente male prima di cercare aiuto, ma di sottoporlo a periodici controlli da un veterinario di fiducia, richiedendo lo screening per questa pericolosa malattia.

 

Dr Alessandro Melillo DVM

SPACS GPCert EX An

Area Clienti