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Le mucose sono dotate di tre livelli di difesa contro gli agenti estranei attivati in base alla pericolosità:

  1. Le cellule epiteliali che producono attraverso il muco i fattori antimicrobici o batteriostatici.
  2. Le cellule del sistema immunitario innato (neutrofili, macrofagi, cellule NK-like, mastociti e CD) che, reclutate al livello delle mucose, possono innescare una risposta immunitaria aspecifica immediata contro gli agenti patogeni.
  3. I CD, cellule che rappresentano il collegamento tra immunità innata e specifica, coinvolti all’inizio delle risposte immunitarie specifiche anti-infettivi e regolatorie.

Risposte immunitarie protettive

Le difese immunitarie umorali specifiche delle mucose sono mediate principalmente da immunoglobuline di secrezione di tipo IgA (S-IgA). La produzione di IgA specifiche è diretta contro i patogeni delle mucose o verso gli antigeni proteici solubili T-dipendenti.

Le citochine (TGF-β e IL-10) sono prodotte da diverse cellule del tessuto della mucosa (cellule epiteliali, fibroblasti e cellule dell’immunità innata) e sono coinvolte, insieme alle cellule T-helper, nella trasformazione dei linfociti B in Plasmacellule secretorie IgA. Questo suggerisce l’importanza del microambiente della mucosa in questo fenomeno. Le immunoglobuline di tipo IgM o IgG, prodotte dal sistema linfaticomucosale contribuiscono anche alle difese della mucosa urogenitale e del tratto respiratorio.

Immunità Parenterale

Dopo che l’antigene supera la lamina propria delle mucose entra in ambiente parenterale e, in base al peso, alla natura e alla solubilità dell’antigene stesso, si possono avere due tipi di risposte:

  1. Immunità umorale, caratterizzata dallo sviluppo di plasmacellule che producono inizialmente IgM (e IgG a bassa specificità), dopo tre settimane IgG specifiche  e infine cellule della memoria. Questa risposta immunitaria viene stimolata da antigeni solubili a basso peso molecolare, come le esotossine (spesso prodotte da batteri gram positivi . Es: tossina Tetanica).
  2. Immunità cellulo mediata, che prevede l’attivazione di cellule NK (Natural Killer) e la produzione di IgG opsonizzanti (immunoglobuline in grado di rendere “visibile” l’antigene alle cellule NK). Tale risposta risulta più adeguata nei confronti di endotossine (es: parete dei batteri Gram negativi).

 

Entrambe le risposte hanno come cellule “starter” mediatrici i Linfociti T-helper e hanno come scopo quello di mantenere una risposta primaria prolungata (mediamente tre settimane) affinchè vengano create cellule della memoria in grado di garantire successivamente una risposta secondaria molto più rapida ed efficace.

Come si può osservare dal grafico la risposta primaria presenta in prima fase la produzione di IgM (immunoglobuline della fase acuta aspecifiche in grado di attivare il complemento), mentre in seconda fase una risposta più specifica con le IgG.

Nella risposta secondaria si rileva una rapida produzione di IgG dovuta all’azione delle cellule della memoria (effetto booster).

Interpretazione delle analisi sierologiche

In base a quanto accennato precedentemente, si può affermare che l’aumento oltre il cut-off di immunoglobine (IgG e IgM) nel sangue, specifiche per un determinato antigene, indica il CONTATTO avvenuto tra l’antigene e l’organismo.

In caso di esame sierologico positivo questa informazione non rivela la malattia ma il possibile agente eziologico coinvolto in una sindrome rilevabile a livello sintomatologico ed anamnestico. E’ un’informazione che può indirizzare il percorso diagnostico di fronte a sintomi che possono aprire un ventaglio di diagnosi differenziali.

Le immunoglobuline hanno un’emivita che va dalle tre settimane agli otto mesi a seconda delle specie e può essere interessante, a livello diagnostico, associare all’esame sierologico un esame elettroforetico in grado di rilevare alterazioni delle curve delle frazioni globuliniche (in particolare B2, dove  si raggruppano principalmente le IgM e le Gamma dove si raggruppano le IgG).

Osservando con attenzione la forma delle curve, specialmente delle gamma globuline, possiamo avere una prima indicazione eziologica.

La frazione elettroforetica delle gamma globuline, in caso di positività sierologica alla Leishmania, unita a sintomatologia clinica, ha una curva con una morfologia policlonale

In caso di Erlichiosi (Erlichia canis), rileviamo una curva delle gamma globuline con morfologia monoclonale

Nel gatto, in caso di positività FIP, si rileva spesso una morfologia della curva delle gamma globuline monoclonale con un valore percentuale superiore al 30%.

Nella maggior parte di queste patologie croniche rileviamo:

  • un aumento in valore assoluto delle proteine totali
  • un decremento percentuale (e non in valore assoluto) delle albumine
  • un incremento delle globuline (frazione Beta 2/ Gamma), espresso con un rapporto A/G basso.

A livello sintomatologico, possiamo rilevare lesioni aspecifiche causate da vasculiti superficiali da immunocomplessi (lesioni cutanee, uveiti, glomerulo nefriti ecc..)

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